STRATI di Rossella Gotti

dal 2 aprile 2015 Il binomio tra fotografia e fossili è entrato da tempo nel lessico fotografico. Si parla di fossili come di una pre-fotografia, l’esempio più evidente di indicalità, perché – in effetti – il fossile di un trilobite è l’impronta del trilobite stesso, la prova innegabile della sua esistenza. Allo stesso modo, il fossile ci permette di considerare simultaneamente altri aspetti dell’immagine fotografica perché, per sua stessa natura, è una sintesi di processi: la traccia, il rapporto con il tempo, la metamorfosi degli elementi, la stratificazione. Si procede per addizione di elementi, strati sovrapposti, tempo, luce. Anche questa serie di immagini parla di fotografia e di fossili, di tempo e di tracce. Stratificazioni successive di intonaco, fessure e crepe, vengono astratte dal loro contesto e a prima vista sembrano ingrandimenti di forme sconosciute, gli elementi di un’osservazione al microscopio. Ne risultano forme astratte e completamente estranee all’originale, una terra incognita, paesaggi autonomi che ci portano in un territorio al confine tra conosciuto e estraneo, ma indefinitamente cristallizzati in un particolare. [Alessandra Prandin]